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Michele Caivano, Founder & Director

Consulente di Web Marketing e Web Developer. Osservatore attento. Poliedrico quanto basta per sopravvivere in un mondo dominato dal luogo comune.

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6
MAR

Il Manual Webspam Team: la squadra anti-spam di Google

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

spamOggi vi propongo un interessante video dell’ingegnere di Google Matt Cutts.

Una piccola premessa: uno dei sistemi che Google utilizza per mantenere alto il livello qualitativo dei risultati di ricerca è quello delle cosiddette “penalizzazioni”.

Un sito ritenuto di cattiva qualità può essere penalizzato (in sostanza declassato o addirittura rimosso dall’indice del motore di ricerca) in due modi:

  • algoritmico (si tratta di penalizzazioni automatiche, ad opera degli algoritmi del motore di ricerca);
  • manuale (si tratta di penalizzazioni inflitte manualmente dagli operatori in carne ed ossa del Manual Webspam Team).

La domanda posta a Cutts è la seguente: in caso di revisione manuale di un sito, Google utilizza dei criteri standard per stabilire ciò che è spam e ciò che non lo è?

La risposta è interessante, perché ci permette di avere qualche informazione in più sul funzionamento del Manual Webspam Team, la “squadra anti-spam” del motore di ricerca. Di seguito vi riporto i punti salienti:

  • Le violazioni più evidenti (cloaking, redirect “strani”, etc…) sono relativamente facili da individuare.
  • Per i casi “borderline” invece Google dispone di linee guida ben precise per stabilire se un sito stia cercando o meno di manipolare il proprio posizionamento sul motore di ricerca.
  • Google inoltre cerca di fare sì che queste linee guida vengano applicate in modo uniforme. Quindi prima di iniziare a lavorare nel Manual Webspam Team, ogni operatore passa attraverso una fase di addestramento.
  • Nelle fasi iniziali, i revisori del Manual Webspam Team hanno un supervisore che li assiste e che controlla il loro operato. All’aumentare della propria esperienza, i revisori acquistano via via sempre più autonomia.
  • Periodicamente vengono fatti dei controlli a campione per verificare la coerenza / uniformità dell’operato dei revisori.
  • In caso di interventi manuali Google cerca di adottare un approccio “olistico”. In altre parole: i revisori non tengono conto solo della specifica violazione.
    Vengono considerate anche la “storia” del webmaster in questione (es.: se il webmaster è un recidivo e se ha commesso violazioni gravi in passato) e la gravità del caso (es.: se è stato distribuito malware o se sono stati hackerati altri siti).
  • Gli spammer sono molto creativi, quindi le linee guida vengono interpretate in modo flessibile.
    Se uno spammer inventa una nuova tecnica per manipolare i risultati di ricerca, gli operatori potranno prendere comunque provvedimenti, anche se tale tecnica non è stata ancora inquadrata nelle linee guida di Google.


Per oggi è tutto. E non dimenticatevi di condividere il post e di seguirci su Twitter, Facebook e Google+.

Alla prossima. ;)

20
FEB

Figure da scansare nel mondo del lavoro: i disorganizzati cronici

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

disorganizzazionePartiamo da un assunto: le situazioni di emergenza sono situazioni ordinarie gestite male. E quindi sono giustificabili solo in casi rarissimi.

A chi di voi non è mai capitato di incontrare persone iper-disorganizzate, per le quali ogni cosa è un’emergenza?

La disorganizzazione è uno vero e proprio stato mentale. Non è semplicemente un tratto passeggero della personalità di un individuo.

E’ un indicatore del modo in cui ognuno di noi si rapporta con gli altri e con il mondo circostante.

Vi sembra un’esagerazione? Pensateci un attimo.

Come fanno le persone disorganizzate a vivere la propria vita di tutti i giorni? Si dirà: alla fine sono comunque in grado di arrangiarsi.

Falso. I disorganizzati cronici sono anche dei maestri nell’arte dello scaricabarile, quindi le loro soluzioni sono sempre apparenti.

I disorganizzati sono disorganizzati perché qualcuno glielo permette.

Facciamo qualche esempio lavorativo. Pensate al cliente che vi invia la tipica mail con oggetto “URGENTE!!!!”, e che vi chiede di realizzare una piattaforma missilistica nel giro di 24 ore perché è “urgente”.

Domanda: se questa cosa era così importante, perché il disorganizzato non ci ha pensato prima? Non ci ha pensato perché inconsciamente ha dato per scontato che qualcun altro si sarebbe occupato della cosa (chiamasi scaricabarile).

E quindi i disorganizzati cronici li riconosci proprio da queste frasi chiave. Tutto quello che fanno:

  • è urgente
  • è un’emergenza
  • è da farsi il prima possibile
  • etc….

Ma la loro non è fretta. Sembrerà forse una sottigliezza: il disorganizzato non ha fretta, ha solo ansia. La fretta ha come oggetto le cose da fare. L’ansia ha come oggetto il proprio Io.

Quindi il disorganizzato cronico non è preoccupato della buona riuscita del progetto. E’ preoccupato solo per se stesso. Perché la disorganizzazione cronica non è altro che questo: una forma velata di inguaribile egocentrismo.

E non è un caso infatti che i clienti iper-disorganizzati poi sono gli stessi che ti pagheranno con un ritardo abissale.

Perché? Perché a loro non interessa il completamento del lavoro. Si preoccupano solo della propria sicurezza personale.

E quindi il consiglio che vi do è questo: se incontrate una persona che usa per più di due volte le parole “urgente” o “emergenza”, beh, fatevi pagare in anticipo.

Alla prossima. ;)

6
FEB

Eric Schmidt: il prezzo dell’anonimato è l’irrilevanza

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

anonimatoIl Wall Street Journal ha riportato in anteprima alcuni dei punti salienti del libro “The New Digital Age” di Eric Schmidt (Executive Chairman ed ex CEO di Google).

La parte più interessante a mio avviso riguarda l’anonimato sul web. Ecco il punto di vista di Schmidt:

«Alcuni governi considereranno troppo rischioso il fatto di avere migliaia di cittadini anonimi, non controllati e non rintracciabili – “persone invisibili”, vorranno sapere a chi è collegato ogni account online, e richiederanno una verifica a livello statale, al fine di esercitare un controllo sul mondo virtuale.

Nei risultati di ricerca, le informazioni collegate a profili online verificati avranno un posizionamento migliore rispetto ai contenuti senza tale verifica, ciò porterà molti utenti a cliccare naturalmente sui primi risultati (quelli verificati). Il vero costo dell’anonimato, quindi, potrebbe essere l’irrilevanza.»

Ovviamente gli addetti ai lavori sanno già da tempo che il fatto di collegare un profilo Google+ ad un contenuto sul web può avere effetti positivi sul posizionamento (soprattutto nei risultati di ricerca personalizzati mostrati agli utenti che hanno effettuato il login su Google).

E su Google+ è necessario utilizzare nome e cognome reali.

Il controllo governativo sul web è un punto molto più delicato. I problemi da affrontare sono due:

  • Anche sul web vengono commessi dei reati. L’anonimato non può essere inteso come impunità.
  • Ma non sempre i governi agiscono nell’interesse dei cittadini. E quindi l’anonimato consente la diffusione di informazioni che altrimenti verrebbero censurate.

L’anonimato sul web è forse un rischio. Ma un controllo completo sarebbe un rischio ancora più grande.

Immaginate un’autorità statale che sia in grado di identificare ogni vostro spostamento su internet. Che possa conoscere quali siti visitate, quali applicazioni utilizzate, dove e quando vi connettete dal vostro smartphone.

In questo stato di visibilità assoluta tutto sarebbe rilevante e rilevabile. Ma a quale prezzo?

L’argomento è molto interessante. Lascio volutamente aperto questo articolo, fatemi sapere cosa ne pensate lasciando un commento. :)

E ricordatevi di condividere il post e di seguirci su Twitter, Facebook e Google+. ;)

24
GEN

3 utili plugin per scrivere dei post impeccabili

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

Per curare un blog di successo la qualità è fondamentale. E non parliamo solo di qualità dei contenuti ma anche della forma.

scrivereCi sono tanti dettagli che se trascurati possono dare un’immagine complessiva di scarsa professionalità al vostro sito web.

Per questo motivo quando scriviamo un post è fondamentale rileggere più volte ciò che abbiamo scritto per evitare che ci siano errori.

Ma nonostante le riletture può sempre capitare una svista. E che dire poi dei blog multi-autore o delle testate online? Per gli amministratori non è semplice controllare tutto ciò che viene pubblicato.

Oggi quindi vi propongo 3 utili plugin per facilitare la revisione e la correzione dei vostri articoli su WordPress.

1 – Text Replace (link)

Questo plugin consente di effettuare sostituzioni automatiche nei post. Dopo averlo installato andate su “Impostazioni” / “Text Replace” per la configurazione.

Nel box (come in figura) potete impostare le correzioni automatiche. La sintassi è molto semplice.

replace

Vi basta scrivere su ogni riga qualcosa del tipo:

Testo da correggere => Testo corretto

Ricordatevi che di default le sostituzioni tengono anche conto delle maiuscole e minuscole. Facciamo un esempio con un errore molto comune:

qual'è => qual è
Qual'è => Qual è

Come potete vedere, ho previsto sia il caso in cui la forma errata “qual’è” sia presente all’inizio di una frase, sia il caso in cui sia usata all’interno.

Il plugin inoltre permette la correzione degli errori anche nei commenti. Per fare questo vi basta attivare l’opzione: “Enable text replacement in comments?”.

Il punto di forza di questo plugin: vi consente di sostituire intere espressioni (anche in html). Quindi non troverete alcuna difficoltà nell’impostare sostituzioni che prevedano l’uso di apostrofi, markup, caratteri speciali, etc…

Il punto di debolezza: le sostituzioni vengono effettuate anche in caso di match parziale. Se imposto ad esempio una correzione di questo tipo:

aqua => acqua

la parola “aquario” sarà automaticamente corretta in “acquario”. E fin qui, nessun problema.

Ma se invece provo con:

scenza => scienza

anche la parola “adolescenza” sarà erroneamente corretta in “adolescienza“.

2 – Word Filter Plus (link)

Questo plugin ha funzioni simili e in un certo senso complementari al precedente. Dopo averlo installato andiamo su “Strumenti” / “Word Filter Plus”. E’ possibile impostare due modalità di funzionamento:

word-filter

Con la modalità passiva le correzioni vengono effettuate nel momento stesso in cui l’utente visualizza l’articolo. Con la modalità attiva il contenuto dei vostri articoli viene alterato (e quindi viene salvata la versione del post corretta dal plugin).

Per sicurezza vi consiglio di usare la modalità passiva.

Cliccando su “Replacements” potrete aggiungere le parole da correggere. Per ciascun termine è possibile scegliere se le sostituzioni vanno effettuate nei post, nelle pagine, nei titoli o nei commenti, se usare o meno il match parziale, se usare espressioni regolari, etc…

Il punto di forza di questo plugin: per ciascun termine sono disponibili numerose opzioni.

Il punto di debolezza: non è in grado di gestire correttamente apostrofi e markup html.

3 – Error Notification (link)

Questo plugin invece consente ai vostri lettori di segnalarvi eventuali errori. Una volta installato, andate su “Impostazioni” / “Error Notification”.

Modificando il campo “Thank You message Settings” è possibile personalizzare il messaggio di ringraziamento da mostrare ai vostri utenti in caso di segnalazione. Io scriverei qualcosa del tipo:

Grazie per averci segnalato l'errore, provvederemo quanto prima a correggere il post.

Con il campo “Front-End Action Text Settings” invece potete personalizzare il testo da mostrare in fondo ad ogni articolo.

Alla voce “Please enter your button title” digitate:

clicca qui

Mentre alla voce “Please enter your front-end action text” digitate qualcosa del tipo:

Se ritieni che l'articolo contenga un errore, seleziona il testo errato e premi [combination] oppure [button] per segnalarci la cosa.

Salvate le impostazioni. Le segnalazioni degli utenti vi verranno comodamente recapitate tramite mail.

Nota: il plugin richiede un tema WordPress in cui sia incluso jQuery.

Per oggi è tutto. Se l’articolo è di vostro interesse, ricordatevi di condividerlo sui social e di seguirci su Twitter, Facebook e Google+. :)

Alla prossima. ;)

4
GEN

3 motivi per utilizzare Google Plus nel 2013

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

Google PlusLo ammetto: Google+ all’inizio non mi aveva convinto molto.

Purtroppo il tempo è tiranno e quindi raramente mi capita di utilizzare i social network come svago o perdita di tempo.

E qui arriviamo alla domanda da un milione di dollari.

A cosa serve Google+?

A prima vista potrebbe sembrare solo l’ennesimo social network. Ma Google+ è una vera e propria piattaforma collaborativa.

E quindi non è una perdita di tempo, ma un utilissimo strumento per lavorare online. Ho iniziato a usare Google+ per 3 ragioni.

hangouts apps1 – Le applicazioni di Hangouts aumentano la produttività

Su Google+ è possibile comunicare con i propri contatti aprendo un Hangout, ossia un videoritrovo.

Ma gli Hangout non sono semplici videoconferenze.

Grazie alle applicazioni disponibili, i partecipanti al videoritrovo possono creare e modificare documenti in tempo reale.

Supponiamo che vogliate scrivere un documento con un amico che vive a centinaia di kilometri di distanza da voi (e a me capita spesso).

Vi basta aprire un Hangout e cliccare sull’applicazione Google Drive (vedi immagine a destra).

Potete quindi lavorare su un documento di Google Docs (testo, foglio di calcolo, ecc…) in contemporanea e comunicando con i vostri colleghi tramite chat, voce e video.

Un’altra applicazione che trovo estremamente interessante è Cacoo for Hangouts (non è immediatamente disponibile, potete attivarla cliccando su “Visualizza altre applicazioni”).

Quest’app consente di creare e condividere diagrammi con i vostri colleghi.

Potete così discutere in tempo reale su diagrammi di flusso (utile se state lavorando allo sviluppo di un software, ad esempio) o su mappe mentali.

Fra le altre app disponibili segnalo anche Youtube e SlideShare, per guardare video e presentazioni insieme ai partecipanti al videoritrovo.

2 – Con le cerchie si può eliminare facilmente il rumore di fondo

I vostri contatti di Google+ sono organizzati in “cerchie”. E quindi potete creare delle cerchie per amici, colleghi, parenti, ecc…

Nelle cerchie potete posizionare non solo persone (es.: Michele Caivano) ma anche pagine (es.: Fortunecat.it).

Il fatto che nella strutturazione delle cerchie le pagine siano equiparate ai profili personali è un vantaggio non da poco. Le pagine sono infatti delle ottime fonti di notizie. Potete quindi creare delle cerchie tematiche di sole pagine (io ad esempio ho una cerchia “Siti che seguo”).

Nella home di Google+ potete sia visualizzare lo stream globale che raccoglie gli aggiornamenti di tutte le cerchie (nella figura corrisponde alla voce “Tutti”), sia filtrare gli aggiornamenti in base alle singole cerchie.

filtro cerchie

Per ogni cerchia inoltre è possibile definire una “priorità“. Grazie a questa funzione potete definire la quantità di aggiornamenti che desiderate ricevere da ogni cerchia.

Io ad esempio preferisco ricevere più aggiornamenti dai colleghi e dai siti che seguo, meno da altri contatti non lavorativi.

3 – Potete associare i vostri contenuti in giro per il web al vostro profilo su Google+

Last but not least. Se avete un sito web o un blog, potete collegare il vostro profilo Google+ ai vostri articoli. Così facendo le informazioni sul vostro profilo compariranno nei risultati di ricerca di Google.

authorship

Ci sono vari modi per ottenere l’attribuzione dei contenuti. Ma la soluzione più semplice secondo me è la seguente.

Inserite nei vostri post un link del tipo:

<a href="https://plus.google.com/VOSTRO_ID?rel=author">Google</a>

E aggiungete nella sezione “Contributore di” del vostro profilo Google+ il link al vostro sito web. Niente di più semplice.

Questi sono i motivi per cui mi sono “convertito” a Google+. E nel caso decidiate anche voi di utilizzarlo a tempo pieno, potete aggiungere alle vostre cerchie il mio profilo personale e la pagina di Fortunecat.it. :)

Alla prossima. ;)

13
DIC

Google Data Highlighter: per “taggare” le pagine di un evento

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

Google ha rilasciato una nuova funzione all’interno dei Webmaster Tools: il Data Highlighter.

Al momento è disponibile solo in inglese, ma anche gli utenti italiani possono testarla modificando la lingua del proprio pannello dei Google Webmaster Tools.

(Per cambiare rapidamente lingua vi basta accedere ai Webmaster Tools, cliccare sulla barra degli indirizzi del browser e modificare l’url: al posto di hl=it, scrivete hl=en.)

Una volta impostata la lingua inglese, aprite il pannello relativo ad un vostro sito, cliccate su “Optimization” e quindi su “Data Highlighter”.

Cos’è Data Highlighter?

Semplicemente è uno strumento che vi consente di inserire dati strutturati nella vostra pagina, senza modificare il codice HTML della pagina stessa.

In altre parole: supponiamo che abbiate creato una pagina relativa ad un evento. Utilizzando un’apposita formattazione, potete far sì che i dati più importanti del vostro evento (es.: data di inizio, luogo, ecc…) vengano mostrati direttamente nei risultati di ricerca.

Qui entra in gioco il Data Highlighter: con questo strumento non è più necessario mettere mano al codice HTML. Potete “taggare” le informazioni chiave attraverso una semplice interfaccia.

A titolo di esempio, ho provato a taggare alcune informazioni su un mio articolo dedicato al WHR 2012 (l’evento è già concluso, ma per il nostro test va più che bene.)

data highlighter

Il funzionamento è molto intuitivo. Dopo aver selezionato un elemento, potete specificare a quale informazione corrisponde. Nel mio caso: ho selezionato WHR e ho specificato che quel valore corrisponde al nome (Name) dell’evento.

Al momento con questo tool è possibile solo “taggare” gli eventi, ma in futuro saranno disponibili anche altri tipi di dati. Comodo, vero?

Per oggi è tutto. Ricordatevi di condividere il post e di seguirci su Facebook, Twitter, Google+, oppure tramite feed RSS.

Alla prossima. :)

13
NOV

La scure di Google sul guest blogging? Il punto di Matt Cutts

Autore:  Michele Caivano  //  Facebook  //  Google+  // 

Il guest blogging è una delle attività preferite dai webmaster che desiderano acquisire link. Fare guest blogging è relativamente semplice, quindi molti ne hanno approfittato per fare spam. Facciamo un po’ di chiarezza.

guest bloggingCos’è il guest blogging?

Supponiamo che il webmaster A decida di promuovere il proprio sito web. In cambio di un link, può chiedere ospitalità ad un altro webmaster B che ha un blog ben avviato.

In altre parole: il webmaster A scrive un articolo per B, B pubblica l’articolo sul proprio blog e in cambio dà un link di ritorno al sito di A.

Il guest blogging (se fatto bene) è di fatto uno scambio equo. A offre un contenuto originale e di qualità a B. B in cambio offre un link di qualità ad A. E tutti sono contenti.

Cos’è l’article spinning?

Semplice: consiste nello scrivere un articolo e poi nel cercare di ripubblicarlo ovunque (o identico o con leggere modifiche).

Questa pratica di fatto produce una grande quantità di contenuti duplicati in giro per il web.

Quindi possiamo intendere l’article spinning come una possibile degenerazione del guest blogging.

Riassumendo

Guest Blogging: articolo originale di buona qualità, pubblicato una sola volta su un blog autorevole in cambio di un link di ritorno.

Article Spinning: articolo di qualità scadente, ripubblicato così com’è o con poche modifiche su molti siti diversi.

La domanda posta a Matt Cutts

Google “punisce” i siti che acquisiscono link tramite guest blogging?

In sintesi ecco i punti salienti della risposta dell’ingegnere di Google Matt Cutts:

  • Se ospitate sul vostro blog molti guest post senza operare una effettiva selezione sui contenuti da pubblicare, potreste avere dei problemi con Google.
    La presenza di contenuti di bassa qualità, unita al fatto che i guest post possono contenere link che puntano a siti scadenti (o addirittura spam), può avere effetti negativi sulla vostra reputazione.
  • Il guest blogging va applicato in modo ponderato. Non è né buono, né cattivo. L’efficacia del guest blogging dipende dalla qualità degli articoli che scrivete e dalla qualità dei blog che ospitano gli articoli.
    Se scrivete un articolo inutile e poi lo fate ripubblicare da porci e cani, Google potrebbe “prendere provvedimenti”.

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Alla prossima. :)

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