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><channel><title>Fortunecat.it &#187; Interviste</title> <atom:link href="http://www.fortunecat.it/argomenti/interviste/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.fortunecat.it</link> <description>SEO, web marketing e notizie dal mondo dei motori di ricerca</description> <lastBuildDate>Thu, 29 Jul 2010 09:28:15 +0000</lastBuildDate> <language>it</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=9886</generator> <item><title>Parliamo di blogging con Mirko D&#8217;Isidoro</title><link>http://www.fortunecat.it/2010/03/intervista-blographik/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=intervista-blographik</link> <comments>http://www.fortunecat.it/2010/03/intervista-blographik/#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:31:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Fortunecat</dc:creator> <category><![CDATA[Interviste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.fortunecat.it/?p=946</guid> <description><![CDATA[Salve a tutti, oggi discutiamo di blog e di tecniche di blogging con Mirko D&#8217;Isidoro, autore di Blographik.it. Michele: Mirko D&#8217;Isidoro è un pro-blogger, Blographik è infatti un blog molto noto e seguito. Ma torniamo indietro nel tempo: com&#8217;è nato questo tuo progetto? Ho notato che il tuo post più vecchio indicizzato da Google parla [...]<p><p style="text-decoration: none; color: #000; font-weigth: bold; text-align: right; font-size: 10px"><a href="http://www.fortunecat.it/2010/03/intervista-blographik/">Parliamo di blogging con Mirko D&#8217;Isidoro</a><br /> &copy; Fortunecat.it <a style="text-decoration: none; color: #000; font-size: 10px; font-weigth: bold; text-align: center;" href="http://www.fortunecat.it">SEO Blog</a></p></p> ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Salve a tutti, oggi discutiamo di blog e di tecniche di blogging con Mirko D&#8217;Isidoro, autore di <a href="http://www.blographik.it/" target="_blank">Blographik.it</a>.</p><p><strong>Michele:</strong> Mirko D&#8217;Isidoro è un pro-blogger, Blographik è infatti un blog molto noto e seguito. Ma torniamo indietro nel tempo: com&#8217;è nato questo tuo progetto? Ho notato che il tuo post più vecchio indicizzato da Google parla addirittura di fotografia. Quando hai creato Blographik avevi già in mente una precisa &#8220;linea editoriale&#8221;?</p><p><strong>Mirko:</strong> Il progetto è nato 4 anni fa &#8211; compiuti da poco tempo <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> &#8211; con l&#8217;obiettivo di guadagnare qualcosa con AdSense, visto che avevo  creato un anno prima un altro blog aziendale che mi fruttava abbastanza  bene.</p><p>Il blog nasceva dalla collaborazione con un mio ex-collega  dell’azienda in cui lavoravo fino a 2 anni fa, che aveva delle buone  conoscenze di video editing, grafica e anche un po’ di fotografia.</p><p>Ecco perché trovi i primi articoli dedicati a questi settori, che in  pratica sono ormai acqua passata. Quando ho creato Blographik avevo una  linea editoriale, che però si è andata modificando nel tempo con  l’abbandono del mio collaboratore e con l’aumentata passione per settori  diversi e mai trattati prima di cui stavo acquisendo diverse nozioni,  quali il blogging, la seo, il web design, il web marketing, ecc&#8230;</p><p><strong>Michele:</strong> Si dice spesso che per aprire un blog è fondamentale avere le idee chiare fin dall&#8217;inizio. Ma questo punto di vista &#8211; secondo me &#8211; tende a non considerare la spontaneità del blog. Cosa ne pensi?</p><p><strong>Mirko:</strong> Credo sia più che corretto avere delle idee chiare fin dall’inizio, per evitare di perdere mesi o anni, fino a quando non si trova la giusta via da seguire. Infatti anch’io consiglio di avere ben chiari in testa gli obiettivi che si prefigge il blog, la frequenza di pubblicazione, le categorie da inserire, le macro-aree da trattare, e via di seguito.</p><p><strong>Michele:</strong> E quindi cosa ti ha spinto a diventare un blogger?</p><p><strong>Mirko:</strong> La voglia di conoscere un mondo per me nuovo fino a circa 5/6 anni fa.</p><p>Iniziavo a capire che questo settore poteva diventare una vera e propria professione, anche in Italia. La passione per la seo mi ha portato in larga parte a capire come funzionava un blog, quale piattaforma utilizzare e come ottimizzarla per i motori di ricerca.</p><p>In pratica, il mio obiettivo iniziale era di posizionarmi nei motori di ricerca utilizzando lo strumento blog.</p><p><strong>Michele:</strong> L&#8217;uso dei blog è diventato ormai una consolidata strategia di web marketing. Secondo te esistono delle corsie preferenziali per promuovere un blog? Oppure &#8211; ponendo la domanda al contrario &#8211; esistono delle cose da non fare per avere successo? Esistono cioè dei comportamenti particolarmente deleteri per un blogger?</p><p><strong>Mirko:</strong> Sì, esistono degli errori che potrebbero essere evitati. Il più frequente è l’abbandonare il blog dopo pochi mesi dalla sua nascita.</p><p>Si parte sparati, scrivendo articoli tutti i giorni, poi non si vedono risultati tangibili, non si guadanga nulla, non ci si posiziona bene nei motori di ricerca, non arrivano i clienti, non si vendono servizi, ecc&#8230; Questo porta a frustrazione con la conseguenza naturale di abbandono del progetto.</p><p>Il mio consiglio quindi è di non abbandonare mai il proprio blog, e cercare gestirlo senza troppi stress e patimenti d’animo.</p><p>Cosa si intende per avere successo in rete? Secondo me bisognerebbe capire questo, prima di iniziare.</p><p>Si vuole guadagnare con pubblicità o vendita diretta di link o banner? Si vuole accrescere la propria reputazione on line, rendere noto un marchio, o vendere un determinato prodotto o servizio? Si vogliono creare dei fan a cui poter offrire del materiale a pagamento?</p><p>Una volta che si risponde a queste domande generiche, già possiamo capire dove focalizzarci e in quanto tempo si potrebbero raggiungere determinati risultati.</p><p>Lo stabilire delle tappe intermedie, mettendosi ad un tavolo e facendo il sunto degli ultimi mesi, è un altro dei miei consigli. Abbiamo raggiunto l’obiettivo a medio termine? Se non ci siamo riusciti, come dobbiamo operare per avvicinarci?</p><p>Riguardo i comportamenti deleteri di un blogger: non mettersi su un piedistallo e mostrarsi saccenti anche se si è competenti nella nicchia di mercato trattata dal blog. Dobbiamo essere sempre estremamente disponibili nel rispondere alle domande via email, e soprattutto creare discussioni e rispondere ai commenti presenti sul blog.</p><p>Non pensiamo di essere i migliori, cerchiamo invece di puntare a creare una rete di contatti, commentando su blog dello stesso settore, offrendo del contenuto di valore anche nelle discussioni su altri progetti on line, mostrandoci disponibili e sempre con i piedi per terra, anche quando il blog schizza in alto nei risultati di ricerca.</p><p><strong>Michele:</strong> Quando si parla di blog solitamente si fa riferimento a privati, le imprese che hanno aperto un blog di successo non sono molte. Questo perchè quando a gestire il blog è un ente che ha fini di lucro il lettore teme spesso una mancanza di obiettività. Quale consiglio ti sentiresti di dare a chi apre un blog aziendale?</p><p><strong>Mirko:</strong> La mia prima esperienza è stata quella di realizzare un blog dell’azienda della mia famiglia: www.matrimonio-sposa.it, tutt’ora in piena attività. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p>Il blog aziendale dovrebbe essere utilizzato come strumento per diffondere i principi, i valori e le competenze di coloro che lavorano all’interno e, ancora meglio, di coloro che sono i proprietari dell’azienda.</p><p>Ecco perché, quando mi chiedono di realizzare un blog aziendale, cerco di formare del personale che poi avrà la responsabilità di gestirlo, seguendo una linea editoriale ben precisa.</p><p>Mostrare il proprio lavoro e rischiare di ricevere commenti negativi o critiche offensive è uno dei motivi per cui le aziende hanno così tanta difficoltà a capirne le potenzialità. Il blog deve essere utilizzato come strumento di trasparenza, per creare un rapporto più informale e diretto con i clienti o i propri fan.</p><p><strong>Michele:</strong> Molti dicono che i social network alla lunga soppianteranno i blog. E&#8217; un rischio concreto secondo te? Qual è il tuo rapporto con i social network?</p><p><strong>Mirko:</strong> Non credo che i blog rischino di scomparire dal web come la televisione non ha mai sostituito la radio.</p><p>Sono strumenti diversi, e devono essere utilizzati per gli scopi per cui sono stati creati. Per questo potranno convivere felicemente, anzi l’utilizzo di entrambi ci permette di rafforzare la nostra presenza in rete utilizzando più canali. Ecco quindi che per un blogger è un vantaggio lavorare anche su Facebook, Twitter e simili.</p><p>Il mio rapporto con i social network all’inizio è stato abbastanza conflittuale. Ho cercato in tutti i modi fino ad un paio di anni fa di non essere inglobato nel marasma di informazioni, condivisioni dei social, perché pensavo erroneamente che mi facessero solo perdere tempo prezioso.</p><p>Ora la penso in maniera opposta, sono un’ulteriore risorsa per scovare notizie, capire come gli altri utilizzano questi strumenti per posizionarsi in rete, accrescere la propria reputazione, ecc&#8230;</p><p>Infatti ora nei corsi e nei master che seguo come docente, ho aggiunto alle varie lezioni dedicate al blogging, alla seo e a wordpress, anche il social media marketing, in continua evoluzione.</p><p><strong>Michele:</strong> Domanda difficile, ma interessante. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> Spesso gli utenti tendono a sovrapporre il blog (il contenuto) con il blogger (l&#8217;autore). E quindi il blog diventa parte integrante della propria reputazione online. Quale consiglio vorresti dare a chi vuole costruirsi un&#8217; &#8220;immagine&#8221; grazie al proprio blog?</p><p><strong>Mirko:</strong> Basta dare un’occhiata a Blographik. Questo progetto, nato con obiettivi diversi, ora lo utilizzo proprio per accrescere la mia reputazione, da quando ho deciso di buttarmi nel mondo del lavoro come libero professionista o blogger a tempo pieno. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p>Costruire una buona reputazione on line costa sacrifici, sudore e tante idee da sviluppare ma i risultati ci sono. Infatti ricevo spesso richieste di preventivi per la realizzazione di blog su misura o partendo da un layout esistente, o consulenze in merito a delle strategie da adottare per partire con il piede giusto on line.</p><p>Un blogger che ha questo obiettivo deve focalizzarsi sulla propria immagine, sforzandosi di mostrare la propria faccia dovunque <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> e cercando di creare dei video in cui è lui stesso a parlare.</p><p>Durante il nuovo anno mi ero prefissato di utilizzare il canale video in modo molto più frequente offrendo materiale utile e di valore, sempre con il mio bel faccione davanti alla mia camcorder economica.</p><p>Il mio consiglio quindi è di puntare assolutamente sul canale video, la nostra reputazione ne gioverà tantissimo. Saremo poi più riconoscibili, affidabili e richiesti. E&#8217; troppo mitico essere riconosciuto durante le mie partecipazioni ai vari workshop, convegni ed eventi sparsi per l’Italia. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p><strong>Michele:</strong> I blog e l&#8217;informazione in Italia. Secondo uno studio del 2009 condotto da Humanhighway in collaborazione con Liquida i lettori abituali di blog di informazione e attualità sono il 10% dell’utenza Internet italiana, cioè circa 2,3 milioni di individui. Quindi l&#8217;influenza dei blog è davvero notevole.</p><p>Si parla spesso di equiparare i blog alle testate giornalistiche. Da un lato si ritiene che questo renda le informazioni più affidabili responsabilizzando i blogger, dall&#8217;altro si vede questa equiparazione come un bavaglio ai blogger. Qual è la tua opinione a riguardo?</p><p><strong>Mirko:</strong> Domanda molto difficile Michele.</p><p>Siamo tutti d’accordo che l’influenza dei blog anche in Italia inizia ad avere il suo peso, e sempre più ne avrà con il passare degli anni e con l’aumento e la diffusione della banda larga.</p><p>Il blog deve essere utilizzato come strumento per dire tutto ciò che si vuole senza bavagli o restrizioni di ogni tipo. Io non potrei mai equipararmi ad una testata giornalistica perché non sono un giornalista ma un semplice blogger. Cioè un tipo che parla di ciò di cui è appassionato. Spetterà poi al lettore capire e premiare un blog che vale la pena di essere letto o affondarlo. Tutto qui. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p>Ti ringrazio per avermi posto tutte queste domande altamente interessanti, ci si risente in rete o durante qualche evento, magari organizzato proprio da me, chissà. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p><strong>Michele:</strong> Ma certo, ci conto. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p>Ringrazio Mirko per aver avuto la pazienza di rispondere al mio terzo grado. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p>Alla prossima&#8230;</p><p><p style="text-decoration: none; color: #000; font-weigth: bold; text-align: right; font-size: 10px"><a href="http://www.fortunecat.it/2010/03/intervista-blographik/">Parliamo di blogging con Mirko D&#8217;Isidoro</a><br /> &copy; Fortunecat.it <a style="text-decoration: none; color: #000; font-size: 10px; font-weigth: bold; text-align: center;" href="http://www.fortunecat.it">SEO Blog</a></p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.fortunecat.it/2010/03/intervista-blographik/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Intervista ad Alessio Signorini, Director of Search Technology di OneRiot</title><link>http://www.fortunecat.it/2009/11/intervista-alessio-signorini/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=intervista-alessio-signorini</link> <comments>http://www.fortunecat.it/2009/11/intervista-alessio-signorini/#comments</comments> <pubDate>Fri, 06 Nov 2009 08:29:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Fortunecat</dc:creator> <category><![CDATA[Interviste]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.fortunecat.it/?p=433</guid> <description><![CDATA[Oggi Alessio Signorini, Director of Search Technology di OneRiot ci parla di real-time search. M: Nell&#8217;ultimo mese abbiamo assistito ad un vero e proprio exploit della real-time search. Mi riferisco agli accordi di Google e Bing con Twitter e le voci (che spero confermerà) di un accordo tra Yahoo e OneRiot. Come spiega questo crescente [...]<p><p style="text-decoration: none; color: #000; font-weigth: bold; text-align: right; font-size: 10px"><a href="http://www.fortunecat.it/2009/11/intervista-alessio-signorini/">Intervista ad Alessio Signorini, Director of Search Technology di OneRiot</a><br /> &copy; Fortunecat.it <a style="text-decoration: none; color: #000; font-size: 10px; font-weigth: bold; text-align: center;" href="http://www.fortunecat.it">SEO Blog</a></p></p> ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi <a href="http://www.cs.uiowa.edu/~asignori/" target="_blank">Alessio Signorini</a>, Director of Search Technology di OneRiot ci parla di <em>real-time search</em>.</p><p><strong>M:</strong> Nell&#8217;ultimo mese abbiamo assistito ad un vero e proprio exploit della real-time search. Mi riferisco agli accordi di Google e Bing con Twitter e le voci (che spero confermerà) di un accordo tra Yahoo e OneRiot. Come spiega questo crescente interesse verso il real-time?</p><p><strong>A:</strong> Io credo sia merito di Twitter, di Facebook, della diffusione di Internet sui cellulari, e di come questi abbiano cambiato la vita delle persone in così pochi anni.</p><p>Facebook è iniziato 5 o 6 anni fa tra le università americane. Io ero ad Iowa City a fare il mio PhD e ricordo di essere stato uno dei primi a registrarmi. Ancora non c&#8217;era quasi nessuno su Facebook, ma l&#8217;idea di avere un modo per rimanere in contatto con tutti i tuoi amici (anche se si trasferiscono, cambiano email o numero di telefono) era interessante.</p><p>Oggi su Facebook le persone scambiano links, video, foto e fanno giochi. Chi lo avrebbe mai detto qualche anno fa?</p><p>Twitter è nato nel 2004 se non sbaglio. Nei primi mesi sono cresciuti un po&#8217;, ma poi la crescita si è subito arrestata. Pensa che all&#8217;inizio di quest&#8217;anno avevano &#8220;solo&#8221; 2.6 milioni di tweets al giorno. Ora ne hanno 26 milioni! E mentre all&#8217;inizio l&#8217;idea era di creare un micro-blog, oggi Twitter viene usato per tantissimi altri scopi. C&#8217;è chi riceve l&#8217;oroscopo ogni mattina, chi lo usa come RSS reader, chi condivide foto scattate con il cellulare. Ma la <a href="http://deepintech.wordpress.com/2009/10/21/twitter-receives-26m-tweets-per-day-6m-are-urls/" target="_blank">statistica</a> che più mi affascina è che oggi il 23% dei tweets (~6M al giorno) contengono un URL!!!</p><p>E&#8217; facile capire come questo sia diventato interessante per i grandi search engines. Mentre appena qualche anno fa (Antonio Gulli ed io abbiamo scritto un paper al riguardo) c&#8217;erano &#8220;solo&#8221; 11.5 miliardi di pagine al mondo, oggi ce ne sono almeno 50 volte tante. Tutti i search engines, Google incluso, non ce la fanno più a star dietro alle pagine create e ricrawlare quelle vecchie.</p><p>Ecco quindi il nascere di Google Chrome (che riporta ai server di Google ogni pagina visitata dagli utenti in realtime) e quello di tantissime toolbars (ogni search engine ne ha una) o addons. Simile è anche il motivo per cui Gmail è passata da www.gmail.com a www.google.com/mail, in questo modo Google può seguirti su ogni sito in cui ha un ADs (e sono tanti) grazie ai cookies (usando iframes vengono tutti da www.google.com). Ed infine, ecco perchè quei 6 milioni di URLs scambiati al giorno diventano una miniera d&#8217;oro.</p><p>Gli utenti visitano i siti comunque: perchè è il loro sito preferito, perchè un amico glielo ha raccomandato, o perchè l&#8217;hanno visto in TV. E comunque condivideranno in qualche modo (es, bookmarks, email, tweet, facebook, IM, &#8230;) i siti che sembrano loro più interessanti.</p><p>Perchè allora non usare questa informazione, in real-time, per aggiornare l&#8217;indice, essere &#8220;primi&#8221; sulle news, e migliorare la freshness dell&#8217;intero database?</p><p><strong>M:</strong> Ha fatto molto discutere in Italia il cosiddetto PulseRank. Io trovo il vostro approccio davvero innovativo rispetto ai classici sistemi di ranking. In particolare come fate a valutare l&#8217;autorità di un utente?</p><p>Le chiedo questo anche per fare un confronto con Google che di recente ha brevettato un sistema per perfezionare il ranking tenendo conto del trust degli utenti che condividono una risorsa.</p><p><strong>A:</strong> L&#8217;autorità di un utente è basata su quello che l&#8217;utente fa, cosa condivide, quando, e chi altro condivide quello stesso URL direttamente (e.g., un retweet) o indirettamente (e.g., perchè ha casualmente condiviso lo stesso link). Se Mario tutte le mattine condivide 3 links appena si sveglia, e questi ogni giorno diventano popolarissimi sul web, è un buon segno, no? <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p>Chiaramente, ora che Twitter diventa sempre più popolare, è necessario armarsi anche di una grande serie di algoritmi anti-spam. Molte applicazioni, infatti, semplicemente mandano un tweet (o un messaggio sulla bacheca di Facebook) usando l&#8217;account dell&#8217;utente appena installate, rendendo popolari URLs/domini e persone che non lo meritano.</p><p>In quanto alla recente patent di Google, non è una novità. Tutti i search engines lo fanno da anni. Ad Ask.com abbiamo anche una patent simile a quella di Google e sono sicuro che i miei amici li la faranno valere appena gli torna comodo. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p><strong>M:</strong> Lei ha anche lavorato come Director of Technology per Ask.com, un motore di ricerca molto più &#8220;tradizionale&#8221; rispetto a OneRiot. Quali sono le differenze più significative tra i motori classici e quelli real-time a livello di utenza? In altre parole: chi utilizza i motori real-time e perchè lo fa?</p><p><strong>A:</strong> Questa è facile: Vuoi il trovare il sito di Britney Spears? Vai su Google. Vuoi sapere dove è in vacanza, cosa sta facendo, o qual è l&#8217;ultimo scoop su di lei? Usa OneRiot.</p><p>I motori di ricerca tradizionali sono ottimi per trovare informazioni &#8220;statiche&#8221; sul web, come in una enciclopedia. Questo è dovuto a come &#8220;scoprono&#8221; le pagine (tramite crawling) e come le indicizzano (grossi batch process che aggiornano l&#8217;indice una volta ogni N giorni/settimane).</p><p>Per &#8220;simulare&#8221; la freshness, ricorrono a tanti tanti tricks: ad esempio, visitano la pagina di CNN.com molto più frequentemente di qualsiasi altro sito al mondo perchè sanno che le news passano di lì, e gli danno un rank alto (anche se il pagerank di quelle pagine è chiaramente 0 all&#8217;inizio) solo perchè viene da CNN.</p><p>Chi utilizza i motori di ricerca real-time sa benissimo che non troverà la pagina di Wikipedia sulla torre Eiffel o il sito ufficiale del Genoa Calcio. Chi usa i motori di ricerca real-time vuole sapere cosa succede in Iran, chi ha vinto ieri sera ad American Idol, o come stanno andando le elezioni statali in New Jersey o l&#8217;incendio in LA.</p><p>E siamo bravi su questo. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p><strong>M:</strong> Il real-time ha giocato un ruolo fondamentale nelle elezioni statunitensi e in Iran. Questa importanza sempre maggiore dello user generated content potrebbe porre secondo lei dei problemi di attendibilità delle informazioni?</p><p><strong>A:</strong> Certamente, soprattutto in nazioni ancora non abituate a questo tipo di contenuti. Per esempio, io rido spesso quando, tornando a casa in Italia per le vacanze, qualcuno mi cita (o va a controllare su) Wikipedia.it.</p><p>L&#8217;assunzione è ancora che &#8220;se è su Internet, è vero&#8221; perchè la gente percepisce ancora &#8220;Internet&#8221; come una cosa complicata su cui solo universitari/ricercatori o gente importante può pubblicare.</p><p>Guardando però ai lati positivi della cosa, con tutti i camera/internet-enable phones che ci sono adesso, è quasi praticamente garantito che ovunque succeda qualcosa di rilevante ci sia qualcuno pronto a documentarlo in real-time online.</p><p>Il giornalismo, quello vero, è tutta un&#8217;altra cosa e va mantenuto, ma quando un aeroplano atterra nell&#8217;Hudson, il primo a riportare la notizia e fare qualche foto sarà il pescatore che pulisce la propria barca o la coppietta che passeggiava nel meat-pack district.</p><p><strong>M:</strong> I motori real-time sono in sostanza dei motori di ricerca sociali, in cui sono gli utenti a dare peso alle risorse. Come mai l&#8217;altro grande esempio di motore sociale, Wikia Search non ha avuto successo?</p><p><strong>A:</strong> Wikia è un esperimento diverso. E&#8217; stato creato nel momento in cui le &#8220;wiki&#8221; stavano diventando popolarissime. C&#8217;era una wiki per ogni cosa, da come cucinare cibo turco a come costruire bombe. Era difficile districarsi tra tutte le wiki esistenti. Wikia, ha cercato di organizzarle tutte assieme, permettendoti di trovare la Wiki su Star Trek e di iniziare da subito a contribuire.</p><p>Quando i motori di ricerca real-time diventeranno veramente &#8220;sociali&#8221;, te ne accorgerai. Facebook ci sta lavorando, ma anche Microsoft e OneRiot lo stanno facendo. Immagina se i risultati delle tue ricerche fossero influenzati da quello che i tuoi &#8220;amici&#8221; condividono e cliccano, da quello che le persone vicino a te (geograficamente) condividono e cliccano e da quello che le persone come te (per interessi) condividono e cliccano.</p><p>E&#8217; una search totalmente personalizzata. Ti permetterebbe di scoprire che stasera al bar dietro l&#8217;angolo c&#8217;è musica dal vivo, che a MediaWorld vendono un televisore piatto come lo stai cercando per soli 50 euro, e che il miglior sito per gli appassionati dei pesci scalari (pesce d&#8217;acquario tropicale d&#8217;acqua dolce) è questo qui. Carina l&#8217;idea, no? <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p><strong>M:</strong> Lei è attualmente PhD presso la University of Iowa. Un&#8217;altro &#8220;cervello in fuga&#8221;, potremmo dire. Cosa l&#8217;ha spinta a lasciare il nostro Paese e secondo lei perchè l&#8217;Italia non riesce a competere a livello internazionale nello sviluppo di algoritmi e software?</p><p><strong>A:</strong> Io ho avuto fortuna. Ho pubblicato qualche ricerca interessante e così mi sono arrivate offerte dalle università americane.</p><p>Devo un bel po&#8217; alle persone stimolanti che ho incontrato durante la mia carriera universitaria come Antonio Gulli (ora direttore della search nel centro di Londra di Microsoft), Bruno Codenotti (ex direttore del CNR di Pisa) ed Alberto Segre (direttore dei graduate studies nel dipartimento di Computer Science ad Iowa).</p><p>Loro mi hanno spinto verso la ricerca, ed è lì che ho scoperto un nuovo mondo. Purtroppo, non sono i cervelli che mancano alle università Italiane, ma lo spirito con cui si affronta l&#8217;università. In Italia, uno si iscrive all&#8217;università ed il suo unico scopo è seguire le lezioni, passare &#8220;i compitini&#8221;, e fare gli esami. Si inizia alle 9 del mattino e si finisce nel primo pomeriggio. Punto.</p><p>E&#8217; sbagliatissimo!!!</p><p>Incoraggiamo gli studenti a fare ricerca, ad avere idee, e svilupparle!</p><p>Si può fare tantissimo anche con solo una paio di computers e qualche notte insonne. Alla UIOWA facciamo protein-folding (cerchiamo la struttura moleculare ottimale di alcune proteine in modo che le medicine che le contengano siano efficaci) con 5 computer di 10 anni fa e la maggior parte delle mie ricerche sono state fatte sul mio laptop che ormai a 7 anni di età.</p><p>Io ho iniziato così, ed il mio laptop ogni notte continua a fare calcoli per me. Ne butto via tanti, ma almeno 2 o 3 volte all&#8217;anno ho una buona idea, e pubblico qualche papers.</p><p><strong>M:</strong> Da studente universitario non posso che essere d&#8217;accordo. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> In Italia non è possibile brevettare algoritmi e metodi matematici (a meno di ricorrere al brevetto europeo). Mentre chi si occupa di SEO è abituato agli innumerevoli brevetti di Google che &#8211; in sostanza &#8211; riguardano metodi e tecniche di ranking. Qual è il suo punto di vista sulla brevettabilità? Il fatto di garantire dei maggiori diritti agli sviluppatori è un incentivo o un freno al progresso tecnologico?</p><p><strong>A:</strong> Nell&#8217;industria, in realtà, spesso le software patents sono più a favore degli inventori che della compagnia. Se sei a Google, non puoi di certo pubblicare un paper su come fai il ranking, e quindi pubblichi una patent, così il tuo nome viene associato all&#8217;invenzione, e la compagnia acquisisce più valore negli occhi degli investitori.</p><p>L&#8217;altra possibilità è che tu abbia un&#8217;idea, magari non completa, magari neanche sperimentata, ma che tu pensi abbia delle potenzialità. Ecco quindi che ci fai sopra una patent, perchè così, per $6000, se un domani qualcuno crea qualcosa di simile gli puoi fare causa, e se questa è una grossa compagnia, spesso preferisce fare un settlement monetario (es. cosa sono $100,000 per Google?) piuttosto che tirare avanti una causa per mesi.</p><p>Ad Ask.com abbiamo scritto una patent sui popups. Non credo qualcuno mai si metterà a fare causa a tutti i siti che li usano. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p><strong>M:</strong> La ringrazio per l&#8217;attenzione e le auguro buon lavoro. Fa sempre piacere vedere un connazionale che ricopre ruoli di rilievo a livello internazionale. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p>Grazie anche a tutti lettori. Alla prossima. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p><p><p style="text-decoration: none; color: #000; font-weigth: bold; text-align: right; font-size: 10px"><a href="http://www.fortunecat.it/2009/11/intervista-alessio-signorini/">Intervista ad Alessio Signorini, Director of Search Technology di OneRiot</a><br /> &copy; Fortunecat.it <a style="text-decoration: none; color: #000; font-size: 10px; font-weigth: bold; text-align: center;" href="http://www.fortunecat.it">SEO Blog</a></p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.fortunecat.it/2009/11/intervista-alessio-signorini/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>6</slash:comments> </item> <item><title>Intervista ad Enrico Scognamillo di Meemi.com</title><link>http://www.fortunecat.it/2009/06/intervista-meemi-capobecchino/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=intervista-meemi-capobecchino</link> <comments>http://www.fortunecat.it/2009/06/intervista-meemi-capobecchino/#comments</comments> <pubDate>Thu, 11 Jun 2009 11:11:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Fortunecat</dc:creator> <category><![CDATA[Interviste]]></category> <category><![CDATA[Social network]]></category> <category><![CDATA[meemi]]></category> <category><![CDATA[microblogging]]></category><guid isPermaLink="false">http://fortunecat.it/2009/06/intervista-al-proprietario-di-meemi-com/</guid> <description><![CDATA[Intervistiamo Enrico Scognamillo (alias &#8220;Capobecchino&#8221;), proprietario insieme a Carla Ruggiero (alias &#8220;Crocchetta&#8221;) della piattaforma italiana di microblogging Meemi.com: M: Ciao Enrico, ti ringrazio per aver accettato l&#8217;intervista, è molto gentile da parte tua. E: Ciao Michele. E perché non dovrei risponderti, sei così gentile. M: La domanda di rito: cosa è Meemi? E: Meemi ora [...]<p><p style="text-decoration: none; color: #000; font-weigth: bold; text-align: right; font-size: 10px"><a href="http://www.fortunecat.it/2009/06/intervista-meemi-capobecchino/">Intervista ad Enrico Scognamillo di Meemi.com</a><br /> &copy; Fortunecat.it <a style="text-decoration: none; color: #000; font-size: 10px; font-weigth: bold; text-align: center;" href="http://www.fortunecat.it">SEO Blog</a></p></p> ]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Intervistiamo Enrico Scognamillo (alias &#8220;Capobecchino&#8221;), proprietario insieme a Carla Ruggiero (alias &#8220;Crocchetta&#8221;) della piattaforma italiana di microblogging <a href="http://meemi.com/">Meemi.com</a>:</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Ciao Enrico, ti ringrazio per aver accettato l&#8217;intervista, è molto gentile da parte tua.<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Ciao Michele. E perché non dovrei risponderti, sei così gentile.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> La domanda di rito: cosa è Meemi?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Meemi ora è una piattaforma di social network / microblog, che evolverà nel tempo. Abbiamo visioni un po’ più ampie rispetto allo stato attuale ed è per questo che stiamo cercando investitori.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Una delle principali accuse rivolte alle piattaforme di microblogging è quella di impoverire la comunicazione. Il giornalista di Repubblica Gabriele Romagnoli ha definito ad esempio Twitter &#8220;il figlio scemo del blog&#8221;. Come risponderesti ad una affermazione del genere?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Sicuramente la Comunicazione (quella con la C maiuscola) non si impoverisce, anzi viene analizzata e discussa in termini più ampi ed in tempi più veloci (proprio come se la si analizzasse a voce).<br /> Riguardo all&#8217;affermazione del giornalista di Repubblica (che non conosco tra l&#8217;altro), mi trovi totalmente in disaccordo. Il blog è nato per una funzione specifica, il social network, il microblog hanno un&#8217;altra funzione. Purtroppo abbiamo una visione limitata delle cose e non riusciamo a guardare più in la del nostro naso &#8230; ma a volte ci si ferma all&#8217;apparenze.<br /> Twitter è un bel prodotto ma deve aggiornarsi altrimenti non avrà vita lunga (anche se ora sta crescendo, è ancora troppo di nicchia).</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Oltre ad aver rimosso il limite dei 140 caratteri per ciascun messaggio in che cosa la vostra offerta si differenzia da Twitter? Ti chiedo questo perchè Twitter è &#8211; di fatto &#8211; il vostro concorrente diretto.<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> (Ti dirò ad avere i soldi di Twitter credo che lui dovrebbe aver paura di noi…).<br /> Le differenze sono tante, infatti per realizzare Meemi abbiamo analizzato sia Twitter che Tumblr ed abbiamo cercato di colmare quello che manca e che gli utenti hanno adattato con mashup esterne.<br /> Ad esempio, su Twitter prova a condividere un&#8217;immagine e poi fallo su Meemi. Sul primo vedrai semplicemente un link che ti porta nella maggior parte dei casi su Twitpic; sul secondo vedrai l&#8217;immagine nel tuo stream, generando discussioni e feedback direttamente sotto l&#8217;immagine postata. Cosi come i video, gli eventi (che puoi organizzare e vedere direttamente sul calendario).<br /> Un&#8217;altra differenza sono le discussioni, prova a seguirle su Twitter e su Meemi, sul primo non puoi farlo. Logicamente io parlo di Twitter.com e Meemi.com, cioè i 2 servizi nudi e crudi, senza mashup e programmi vari.<br /> Abbiamo chiesto alle persone di provarci ma la risposta è sempre la stessa: &#8220;ed i miei amici di twitter?&#8221;&#8230; ma in definitiva io credo che sia perché siamo italiani e non americani che non facciamo notizia&#8230; per ora.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Alla base del successo di ogni social network c&#8217;è il tentativo di tessere relazioni sociali quanto più possibile autentiche. Questa è anche la ragione che ha decretato il successo di Facebook, dove le persone sono indotte ad usare nome e cognome veri. Anche Myspace si sta muovendo in tal senso, incoraggiando gli utenti a rendere pubblici nome e cognome. Anche voi di Meemi farete lo stesso? Secondo te è utile presentarsi con dati veri anziché con un nickname?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Ni, sicuramente intessere relazioni sociali con persone che conosco davvero è utilissimo, non c&#8217;entra un nick ma la vita che hai sul social network. Su Meemi da sempre hai la possibilità di inserire il tuo nome e cognome, e lo visualizzi tranquillamente nella pagina personale del contatto ma pochi lo inseriscono per davvero (io per primo ma per pigrizia). Invece nonostante questo, su Meemi abbiamo cercato di dare un ambiente &#8220;familiare&#8221;, ci si conosce in base a quello che si posta, si condivide, si discute &#8230; ma cerchiamo quando è possibile di incontrarci di persona. Con utenti conosciuti su Meemi ora gioco a calcetto, abbiamo organizzato pizze e ci vediamo tranquillamente per andare al cinema&#8230; questo è ciò che io intendo &#8220;Socializzare&#8221;.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> I social network sono diventati un formidabile strumento di marketing, abbiamo visto come Obama ne abbia fatto largo uso nel corso della sua campagna elettorale. Come mai in Italia sono ancora poche le aziende che ne fanno uso?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Sono poche le aziende che lo usano per i semplici motivi:</p><ol><li>non ci sono persone preparate per farlo,</li><li>hanno paura a relazionarsi con i loro clienti finali.</li></ol><p>Qualche timido tentativo lo si sta vedendo ma siamo ancora lontani.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Parliamo di spam: se davanti a noi riteniamo di avere interlocutori interessati solo all&#8217;autopromozione, semplicemente fuggiamo via dal social network, e questa &#8211; secondo me &#8211; è una delle principali cause che hanno portato al declino di Myspace. Il problema è che molti utenti non sanno neppure che molte volte l’autopromozione sconfina nello spam. Fino a che punto su un social network bisogna tollerare questo fenomeno?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Si può essere tolleranti quanto si vuole, il social network è bello proprio per questo, se ho un utente che mi da fastidio lo blocco o non lo seguo, gli strumenti ci sono.<br /> Discorso inverso invece per lo spam, intesto come rottura di scatole, quello su meemi viene bloccato a monte in 3 punti fondamentali, all&#8217;iscrizione, sul posting o su segnalazione.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Quasi tutti i social network hanno il problema di monetizzare gli accessi degli utenti. Sia chiaro: &#8220;monetizzare&#8221; non è un termine negativo, per mantenere in piedi una piattaforma serve ovviamente denaro. Come si finanzia Meemi?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Abbiamo chiaro come &#8220;monetizzare&#8221; la piattaforma ed i nostri obiettivi e fra un po’ inizieremo a sperimentarli, per ora è totalmente autofinanziato (e si vede, infatti il server ha dei rallentamenti) e siamo alla ricerca di sponsor / investitori.<br /> Non ho mai creduto che monetizzare sia un termine negativo, sono sempre stato del parere, come tu hai sottolineato, che bisogna investire e significa farlo anche monetariamente.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Meemi tutela la privacy o anche voi raccogliete mastodontici dossier su ogni utente come Facebook?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Non raccogliamo nessun dossier, tutti i dati che raccogliamo sono visibili a tutti, tranne per i memi privati che vengono scambiati. Cerco sempre di instaurare un bel rapporto con ogni meemer (anche se è utopistico) e cerchiamo di risolvere / sviluppare quello che ci viene chiesto velocemente. Fin&#8217;ora nessuno si è mai lamentato di problemi con la nostra politica della privacy.</p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> La mia prima impressione su Meemi è stata molto positiva. Le discussioni sono vive e gli utenti sembrano interessati al dialogo. Quindi la domanda è: come si crea community di successo?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Con la passione e conoscendo le persone. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> E infine una domanda personale. Perchè nella foto dell&#8217;avatar indossi un naso da clown?<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Perché sono un clown di corsia ormai da 6 anni, sono un clown nella vita ed in ogni momento della mia vita &#8230; ma questa è un&#8217;altra storia. <img src='http://www.fortunecat.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /></p><p><span style="font-weight: bold;">M:</span> Ti ringrazio per l&#8217;attenzione e per la tua grande disponibilità.<br /> <span style="font-weight: bold;">E:</span> Grazie a te.</p><p>Concludo questa intervista ringraziando ancora Enrico ed invitando i lettori a provare Meemi, una piattaforma <span style="font-style: italic;">italiana</span>. Siate un po&#8217; &#8220;nazionalisti&#8221; una volta tanto&#8230;<br /> Alla prossima.</p><p><p style="text-decoration: none; color: #000; font-weigth: bold; text-align: right; font-size: 10px"><a href="http://www.fortunecat.it/2009/06/intervista-meemi-capobecchino/">Intervista ad Enrico Scognamillo di Meemi.com</a><br /> &copy; Fortunecat.it <a style="text-decoration: none; color: #000; font-size: 10px; font-weigth: bold; text-align: center;" href="http://www.fortunecat.it">SEO Blog</a></p></p> ]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.fortunecat.it/2009/06/intervista-meemi-capobecchino/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>8</slash:comments> </item> </channel> </rss>