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Crowdsourcing e lavoratori inconsapevoli

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Oggi parliamo di crowdsourcing, uno dei termini più usati e abusati dell’ultimo periodo. Cerchiamo di discuterne senza ricadere nel solito luogo comune.

Il crowdsourcing nasce da un concetto apparentemente molto elevato, quello di “intelligenza collettiva”. Tutti i grandi progetti web degli ultimi anni hanno dovuto in un modo o nell’altro strutturare il proprio rapporto con le community e con il naturale impulso partecipativo e collaborativo che le community possiedono.

Pensate ai grandi progetti open source, come quelli relativi alle varie distribuzioni di linux. Per sviluppare un sistema operativo occorrono delle conoscenze notevoli di programmazione, una mole di lavoro enorme oltre che un immenso sforzo per coordinare tutti i soggetti in gioco.

Questi aspetti sembrerebbero costituire degli ostacoli insormontabili eppure di distribuzioni di linux ce ne sono tantissime. Perché?

La risposta è nella crowd, nella “folla”

In termini semplici. Ho un problema che richiede il lavoro di 100 esperti. Mi affaccio alla finestra e vedo che là fuori ci sono 100’000 esperti. Se chiedo aiuto a tutti loro, almeno 100 disposti a darmi una mano riuscirò a trovarne, no?

Wikipedia funziona esattamente in questo modo. Per la realizzazione di un’enciclopedia servono migliaia di persone, ma su Wikipedia chiunque può contribuire.

Detto così sembra che il crowdsourcing soddisfi solo un’esigenza di recruiting da parte delle imprese. In realtà c’è molto, molto di più.

Ci stiamo dimenticando la seconda parte del termine crowdsourcing

Crowdsourcing infatti deriva dalla somma di crowd + outsourcing. Un’azienda fa outsourcing quando esternalizza una propria attività.

Esempio: Il processo “A”, anzichè essere compiuto da me all’interno dell’impresa viene delegato ad altri, all’esterno dell’impresa stessa.

Lo step successivo è: perché un’azienda sente il bisogno di esternalizzare? Il motivo è quasi sempre soltanto uno: per abbattere i costi.

La crowd, la folla non riesce ad avere una visione d’insieme. Quando scrivete un articolo su Wikipedia state contribuendo anche alla ricchezza personale del fondatore Jimmy Wales. Ma quanti di voi conoscono questo piccolo dettaglio?

Se un editore volesse creare un’enciclopedia simile pagando i contributi degli utenti quando dovrebbe spendere?

Tanto. Tantissimo. E invece gli ignari utenti di Wikipedia fanno tutto gratis.

E sia chiaro, non ho niente contro Wikipedia (per quanto non ne abbia mai condiviso l’idea di fondo). E’ solo che quando sento parlare di “bene dell’umanità”, ecc… mi viene sempre qualche sospetto. :)

Quando le imprese si rivolgono alla folla puntano proprio su questo aspetto, sulla mancanza di consapevolezza. Tutti i lavoratori sono più deboli quando non sono consapevoli della propria condizione, e quale miglior bersaglio allora di un lavoratore che non sa neanche di essere tale?

Quando partecipi e contribuisci allo sviluppo delle community stai lavorando, solo che non lo sai.

Il crowdsourcing è il male quindi?

No, non è il male assoluto. Ci sono tanti esempi positivi, come il giornalismo partecipativo. L’importante è avere bene a mente che nessuno fa niente per niente.

Google ti permette di caricare dei video su YouTube perché grazie ai tuoi video avrà degli utili. Google però ti offre un servizio, se non ci fosse YouTube dovresti acquistare un hosting. Quindi complessivamente lo scambio può dirsi equo.

Ma fai attenzione. Perché là fuori ci sono tante persone che fanno un uso sistematico del crowdsourcing senza offrire niente in cambio. Vogliamo fare qualche esempio tutto italiano?

Basta dare un’occhiata alle varie community di web marketing. Vi siete mai accorti che uno stesso utente si iscrive a tutti i forum di settore e pone la stessa domanda in tutti, e dico in tutti i forum?

Il vantaggio è evidente. Sommando le risposte di tutti i moderatori (pescando nel mucchio, potremmo dire) l’utente approfittatore riesce ad ottenere una consulenza che altrimenti pagherebbe fior di quattrini.

E non è finita qui. Con quelle conoscenze che gli sono state regalate si farà anche bello agli occhi di un potenziale cliente.

Ecco perchè ho cambiato la mia policy. Hai un sito amatoriale, un blog che curi per passione? Ti aiuto volentieri, perchè sono un blogger anch’io.

Il sito che mi chiedi di analizzare è di un cliente? L’aiuto è a pagamento. E fine della storia. ;)

Conclusione

Quando qualcuno ti chiede di collaborare in nome dello spirito di gruppo, della community o per il bene dell’umanità sta provando più o meno indirettamente ad “usarti”.

Il crowdsourcing è una strategia aziendale. E le aziende sono a fine di lucro. Quindi il crowdsourcing è una strategia che ha come fine il lucro (non tuo, ma dell’azienda). Non dimenticartelo mai.

Alla prossima. ;)

  • http://blogger.m3c.it/ m3c__

    Bello :D

  • Fortunecat

    thanks ;)
    e c’è anche la frecciata a wikipedia

  • http://blogger.m3c.it/ m3c__

    vista ;) tornando all’articolo, ci sono anche i casi in cui l’utente non ha un vantaggio diretto dal dare una mano ad un progetto, ma ne ha uno indiretto perché contribuisce ad un movimento.

    Ti faccio l’esempio di un sistema di valutazioni che sto creando adesso. All’utente cosa importa di lasciare un parere su un prodotto?se è in condizione di lasciarlo, vuol dire che il prodotto l’ha già acquistato. Ma io ad esempio lo faccio sempre, nella speranza che contribuisca a creare un “istinto al commento” nei consumatori. Avere un feedback da un utilizzatore diretto e disinteressato, è sempre meglio.

    E la cosa va ovviamente anche a favore delle aziende produttrici, preferisco sempre prodotti con molti feedback rispetto ad altri ignorati dai commentatori.

  • Fortunecat

    si, l’importante è fare bene le distinzioni :)
    ci sono progetti in cui comunque il collaboratore ci ricava qualcosa. il caso di youtube mi sembra esemplare.
    poi invece ci sono gli scrocconi, ma di quelli purtroppo ne è pieno il mondo… ;)

  • http://blogger.m3c.it/ m3c__

    Yep quello si, ma anche lì dipende… a me capita spesso di chiedere aiuto a terzi perché ho alcuni problemi nel realizzare alcune cose lavorative. Ma dal mio punto di vista è una cosa che va bene, dato che sono sempre pronto ad aiutare gli altri.

    L’esempio di cui parlavi nell’articolo, dei tizi che vanno in giro a crosspostare per ricevere pareri da tutti, è un po’ estremo… e in quel caso va bene fregarsene. Ma non mi faccio problemi a dare una dritta, anche se per acquisire le mie (scarse) conoscenze ho dovuto faticare non poco :)

  • Egidio Imbrogno

    Veramente interessante… Complimenti per l’articolo che condivido pienamente.

  • Fortunecat

    grazie, scriverlo è stato davvero liberatorio :D

  • Fortunecat

    @m3c
    ma si quello che riporto è un caso limite :)
    ovviamente non mi riferisco a te e nemmeno a tutti gli utenti dei forum, c’è tanta gente in buona fede.
    molti però fanno questo ragionamento: “quello che è tuo si condivide, quello che è mio resta mio”.
    non so se rendo l’idea… :D

  • http://blogger.m3c.it/ m3c_

    Certo quelli sono da bastonare :)

  • http://www.seoguru.it/ seoguru

    Fantastico post Michele !! “Tutti i lavoratori sono più deboli quando non sono consapevoli della propria condizione, e quale miglior bersaglio allora di un lavoratore che non sa neanche di essere tale?” questa frase è eccezionale. :)

  • http://meemi.com/stefitiz stefitiz

    interessantissimo…

  • Fortunecat

    @seoguru mi sentivo filosofico ieri :D

  • http://grigio.org grigio

    L’articolo è condivisibile, ma bisogna anche ricordare che ognuno alla fine è libero di fare ciò che vuole, consulenze gratuite e articoli gratuiti compresi, questo perché spesso la passione va al di là dei soldi.

    Detto questo chi ha una community di successo deve anche moderarla da spammer e troll e chi collabora come si deve può anche farlo per farsi conoscere, quindi c’è reciprocità

  • Fortunecat

    @grigio si è vero, la passione va al di là dei soldi. e proprio per questo molte persone se ne approfittano. :)

    ognuno resta libero di fare ciò che vuole, ed hai perfettamente ragione. lo scopo del post infatti è solo quello di mettere in guardia i lettori.
    la reciprocità non è così scontata…

    grazie per la visita ;)

  • Massimo

    Non condivido molto quest’articolo, o almeno non condivido gli esempi citati. Youtube è un servizio, Wikipedia pure: contribuendo a Wikipedia contribuisco alla più grande enciclopedia del web. Il fondatore ci guadagna? Sì, mi sembra anche giusto, visto che è il co-fondatore e ha avuto lui l’idea…Un esempio più azzeccato a mio parere sono i sondaggi su prodotti commerciali per l’utenza, bè lì in effetti stai veramente fornendo un servizio aggratis!

    “Tutti i lavoratori sono più deboli quando non sono consapevoli della propria condizione” – Fa molto Karl Marx sta frase!

  • Fortunecat

    Ma no quale Marx… :)
    Il mio non vuol essere un post “politico”, è una semplice constatazione.

    Temo ci sia un fraintendimento. E’ giusto che il fondatore di Wikipedia ci guadagni qualcosa. Non è giusto che agli utenti venga detta una bugia, ossia che il fondatore di Wikipedia fa tutto gratis (cosa non vera, vedi il link su Jimmy Wales).
    Io credo molto nella sincerità. Non trovo corretto l’atteggiamento di chi mi dice di collaborare ad un progetto per il famigerato “bene dell’umanità” ma poi nasconde il suo utile personale.

    Youtube e Google sono sinceri, sono servizi palesemente a fine di lucro. E non viene fatto nulla per nascondere il fine di lucro, quindi l’utente partecipa consapevolmente, sapendo di ricevere in cambio un servizio.

    Grazie per la visita ;)